lunedì 14 marzo 2016

Damiano Leo: "Il nonno venditore"

(Damiano Leo, l'immagine è tratta dal profilo facebook  di Damiano Leo)

 Ricevo da Damiano Leo e pubblico il racconto "Il nonno venditore". Buona lettura!





"Il nonno venditore"


 
Per nonno Alfredo  comprare e vendere era stato come respirare e inspirare. Da sempre e proprio non riusciva a smettere, nonostante la sua veneranda età. Non sapeva vivere se non mercanteggiava. Certo, negli ultimi anni aveva eliminato i mercati più lontani, ma a quello di San Michele Piovano, che si svolgeva di sabato, non era mai mancato. Aveva, però, ridotto la mercanzia da portarsi dietro.
Se facciamo eccezione per una bicicletta che gli avevano rubata praticamente appena l’aveva acquistata, nonno Alfredo non aveva mai posseduto mezzi di locomozione. Cavallo e calesse, che pure razzolavano nel suo podere, erano ad uso esclusivo dei lavori campestri, tenuti prima da suo padre e poi dai suoi figli. A lui toccava spostarsi in treno o in pullman. O forse era così che preferiva.
Di buon mattino, quando ancora tutti dormivano, il nonno si imbacuccava per benino, inforcava una vecchia valigia di cartone dove dentro aveva sistemato tutto l’occorrente per il mercato e raggiungeva la fermata del pullman. Per San Michele era quello il mezzo più idoneo. Il nonno, vecchio venditore ambulante, non lo disdegnava. Solo negli ultimi anni l’ho sentito mugugnare. Ma non contro il mezzo. Si lamentava di un giovane autista che, appena il nonno impegnava il predellino del mezzo, lui gli scaricava addosso una miriade di frasi del tipo: “Ma stattene a casa; hai una certa età; goditi la pensione” oppure, “Ma chi te la fa fare; ma non potevi dormire ancora un poco” e via così fino all’arrivo. Quell’autista, per premiare, a modo suo, la fedeltà  al lavoro del nonno, mentre quest’ultimo andava ad accomodarsi, lui enunciava i giorni della settimana concludendo: “Venerdì, Alfredo e domenica”, indispettendo non poco il nonno.
Comunque il nonno andava. Non voleva proprio smettere di portare al mercato le sue mercanzie. In verità sempre più insignificanti, ma per lui l’importante era vendere, continuare, finché le forze glielo consentivano, ad essere un mercante ambulante. Nella sua valigetta di cartone, poco più grande di un cassetto da scrivania, era riuscito a farci entrare tutto, proprio tutto, persino sette o otto bacchette, non più grosse di un mignolo, che lui poi assemblava per costruirsi il carrellino porta merci. Quattro piccole ruote, che si era procurato chissà dove, completavano il suo banchetto mobile. La valigia aperta fungeva da piano d’appoggio. Dentro campeggiavano tre o quattro accendini, un paio di sveglie di quelle da caricare manualmente, un accendigas, un orologio fuori moda, una diecina di taglia unghie e poche altre diavolerie senza valore.
Al mercato lo conoscevano tutti. Lui, il nonno, non aveva un posto fisso e si permetteva il lusso di girare indisturbato in lungo e in largo. Nessuna guardia comunale lo aveva mai redarguito. Licenza o no, nonno Alfredo poteva continuare a proporre i suoi prodotti. Lo lasciavano fare. Anche agli esattori il nonno faceva tenerezza e lui continuava imperterrito a “cantilenare”: “L’accendino! L’orologio! L’accendigas!” ma nessuno comprava mai niente. Nessuno, mai nessuno. Povero nonno.
Un giorno d’agosto, faceva molto caldo, era scoppiata l’afa e mio nonno era sempre là, al mercato. Stesso rito di sempre: apri la valigia; monta il carrellino con le sue quattro ruote recuperate chissà dove; sciorina accendini, sveglie, accendigas, orologio, taglia unghie e poche altre diavolerie senza valore. Su e giù per il mercato. Nessun acquirente, come sempre.
Quel giorno, però, al mercato capitò uno dei tanti turisti che ultimamente avevano cominciato ad apprezzare i nostri luoghi. Osservò a lungo mio nonno che non riusciva a vendere nulla. “Povero vecchio”, pensò quel signore, “che tenerezza che mi fa”. Si accostò al nonno e gli chiese il prezzo dell’orologio. Gli sembrò un prezzo onesto e abbordabile. Lo comprò. Il nonno volle benedirlo come faceva da quand’era bambino: “Che Dio ti benedica, figliolo” e il turista, di tutta risposta, gli comprò tutto, valigia compresa. Il nonno lo benedisse ancora e tornò al suo pullman.
Fu l’ultima volta che lo faceva, ma lui non lo ha saputo mai.



 

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