(Damiano Leo, l'immagine è tratta dal profilo facebook di Damiano Leo)
Ricevo da Damiano Leo e pubblico con piacere il racconto "Il treno di Nicola". Buona lettura!
Il treno di Nicola
di Damiano Leo
Non di rado mi sorprendevo spesso a pensare che se
fossi nato asino, uno di quelli utilizzati dai nostri nonni per andare e venire
dai campi, avrebbero detto di me che andavo e venivo dal lavoro senza bisogno
di essere guidato. Le briglie, il mio padrone, le avrebbe lasciate libere di
pendere tra le stanghe del carretto.
Lasciamo
stare gli asini e torniamo a me. Da anni, ormai, andavo e venivo, in treno, da
San Michele Piovano, paese nel quale la mia ditta mi aveva destinato.
Quell’oretta
sui binari non aveva più segreti. Conoscevo a memoria tutti i passaggi a
livello, le curve, gli alberi, le fermate, quelle sicure e quelle occasionali. L’avvicendamento
dei bigliettai e dei capotreni lo anticipavo ai colleghi di viaggio, senza
sbagliare mai un colpo. Quando i conti non tornavano era perché loro avevano
altre esigenze.
Alla
stazione potevo permettermi di arrivare pochi secondi prima dell’orario di
partenza, tanto sapevo anche quale macchinista spaccava il secondo e chi
conduceva il suo treno normalmente in ritardo. Le tratte casa - lavoro e lavoro
- casa le avevo sulla punta delle dita. Mi capitava anche di appisolarmi e di
svegliarmi giusto appunto per scendere dal treno. Soprattutto al ritorno.
Una sera
ero particolarmente stanco. Nell’ufficio un via vai che sembrava un porto e per
tutte e sette le ore. Neanche il tempo di un caffè. Succedeva.
Era il
turno di Nicola, il capotreno che di lavoro proprio non ne voleva sapere.
Potevo sedermi qualche minuto. Il calduccio della sala d’attesa mi accarezzava
le palpebre. Una formichina, chissà perché, faceva avanti e indietro, sempre
sulle stesse mattonelle. Era un piacere seguirla con gli occhi, avanti e
indietro, avanti e indietro.
Nicola,
con il suo maledetto treno, non arrivava. Persi di vista la formichina. Il
calore della stazione non era più quello di prima. Forse si era bloccata la
caldaia o l’avevano spenta per economizzare. Sta di fatto che cominciavo ad
aver freddo. Il capo, tra le mani, diventava sempre più pesante e il treno
ancora non si vedeva. Nicola, Nicola.
Qualcuno
mi scrollò pesantemente: «Insomma, casa, tu, non ne hai?». Casa? Io? E perché?
E lui, il capostazione: «Ragazzo, la stazione chiude, non puoi più stare qui».
Come “chiude”? e Nicola? E il treno?
Ceglie
Messapica, 8 ottobre 2015
Notizie biografiche dell'autore.
Damiano LEO è nato a Ceglie Messapica (BR) nel 1955.Laureato in Scienze Religiose presso la Facoltà Teologica
Pugliese. Membro Honoris Causa dell’Accademia Universale “Federico II di
Svevia”. Finalista al premio Nazionale di Poesia “Vittorio Bodini” (edizione
1999) e con sue liriche inedite ha partecipato alla realizzazione delle
Antologie sulla condizione della poesia in Puglia e Basilicata: L’Anemone e la luna, Dalla soglia di un sogno, Il segreto della tenerezza e La parola incantata.
Ha
pubblicato: Orme d’Echi (1975), Padre Tempo e i sette figli (1976), Canto per Ceglie (1978), Incontri
(1981), Sentimenti (1982), Tralci d’Antichi Eden (1995) e Le Strade del Cuore (2004).
Ha
curato, per conto della Comunità di San Rocco in Ceglie Messapica, il volume Don Oronzo Elia nel ventennale della sua
morte (2010).
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