mercoledì 6 luglio 2016

Pietro Suma (Mestru Pietre u bicchjerare):"La musica, una passione mai spenta.

(Pietro Suma alla batteria, foto collezione privata V. Suma)





L'Amarcord di oggi è dedicato a Pietro Suma, meglio conosciuto come "Mestru Pietre u bicchjerare", batterista del complesso musicale Le bicchjerare. Pubblico anche una piccola intervista pubblicata sul volume "Le bicchjerare: Il quartetto Suma di Ceglie tra cronaca e storia"




(Pietro Suma alla batteria, foto collezione privata V. Suma)




Pietro, in che periodo si è formato il quartetto?

“Il quartetto si formò negli anni del secondo dopoguerra, quando Omobono, Michele e Vincenzo iniziarono a suonare. Dopo qualche tempo mi associai anche io con la batteria. La musica che proponevamo era di facile ascolto e ci siamo esibiti in tutti i paesi della provincia di Brindisi ma anche in quelle di Taranto e Bari. Durante gli intervalli, eseguivo delle macchiette e delle imitazioni, in particolare personaggi della nostra città di Ceglie”.

Eravate tutti autodidatti?

“Sì, eravamo tutti autodidatti; soltanto Vincenzo aveva preso, per poco tempo, lezioni di musica dal maestro Vitantonio Vitale”.

Chi era il punto di riferimento del complesso?

“Il trascinatore del quartetto era Vincenzo con la sua fisarmonica. Con il suo strumento dava sicurezza agli altri componenti. Nelle occasioni più importanti, si affiancavano anche altri musicisti: Antonio Ciracì alla tromba, Pompeo Agosto al sax contralto, Domenico Gasparro al sax soprano, Vincenzo di Noi alla tromba, Vincenzo Amico al canto, Giuseppe Spalluti al sax tenore”.

Con le vostre esibizioni avete animato la vita musicale leggera della nostra città per vari decenni. In quali occasioni era maggiormente richiesto il quartetto?

“La nostra musica portava allegria a questa città! Ci siamo esibiti in numerosi avvenimenti: feste di matrimonio, battesimi, comunioni, cresime, feste di campagna, feste di carnevale e veglioni. Di carnevale suonavamo anche per le strade del paese. Allestivamo un finto carro funebre e iniziavamo a suonare. Intorno si radunava tantissima gente. Ad ogni piazzetta che incontravamo, io eseguivo anche delle macchiette. Ci siamo esibiti anche nella caserma dei Carabinieri di Brindisi, in occasione della festa dell’Arma e ad una festa della Polizia a Brindisi. Suonavamo anche durante gli spettacoli del circo che in quegli anni si stabiliva nel luogo dove attualmente si trova la Villa Centopini”.

È noto che il vostro complesso era così richiesto che bisognava scritturarlo alcuni mesi prima della data stabilita della manifestazione. Quante volte suonavate nell’arco di una settimana?

“Sì è vero, in alcuni periodi le richieste erano davvero tante. Alle volte avevamo tutta la settimana impegnata. Una volta abbiamo fatto tre feste di matrimonio in un giorno. Ricordo che fui contattato per una festa di matrimonio, che si doveva svolgere in campagna, nei pressi di Ceglie. La festa doveva iniziare intorno alle nove di mattina e doveva terminare verso le due del pomeriggio. La sera, alle nove, invece, dovevamo suonare ad un’altra festa di matrimonio in contrada Fumarola. Ma, alle tre di pomeriggio dello stesso giorno, ricevo un’altra richiesta. Si trattava di un’altra festa di matrimonio che si doveva svolgere presso il Teatro Orchidea di Ostuni. Io accettai, perché quelli erano tempi difficili e i soldi servivano. Però, fu davvero duro affrontare quel giorno. Infatti, la sera eravamo tutti stanchi, il caldo della giornata era stato asfissiante (eravamo a luglio), e ad un certo punto  perdemmo la concentrazione. Lo sposo si lamentava perché la musica non era ottima. A questo punto cercammo di trovare una soluzione. Io avvistai alcune brocche di acqua fresca e chiesi allo sposo di portarne un paio. Ci siamo lavati la faccia per combattere l’afa e, piano piano, abbiamo riacquistato freschezza e concentrazione, necessarie per portare a termine la festa: suonammo fino all’una di notte.
Un’altra volta, invece, ci esibivamo ad un matrimonio in quel di Manduria. All’epoca, nelle feste il vino buono non mancava mai e l’autista che ci accompagnava ne abusò a tal punto che non era più in grado di guidare. Quella notte restammo circa due o tre ore fermi; aspettammo che l’autista si riprendesse dalla piccola sbornia. Episodi curiosi e momenti belli di una vita che era fatta di cose semplici e di gesti spontanei”.

Quanto era l’onorario del vostro complesso?

Non avevamo una tariffa fissa. Alle volte andavamo a suonare per 300 lire; altre,  anche per 400 lire”.

Suonavate anche in occasione della partenza dei ragazzi per il servizio di leva. Come si svolgevano queste feste?

In quegli anni i giovani, prima di partire per il servizio militare, organizzavano una festa e invitavano parenti, amici e vicini di casa. Di solito, le feste si svolgevano in campagna o in case private. Durante la festa si faceva una colletta per pagare il complesso”.

Memorabile resta l’esibizione del quartetto durante la diretta della trasmissione che accompagnò la telesquadra dal palco del Teatro Comunale di Ceglie. Che cosa ricorda di quell’avvenimento?

“Quella fu davvero un’esperienza unica. Ancora oggi a distanza di tanti anni, provo orgoglio e una certa emozione nel ricordare quell’avvenimento. Per prepararci bene a questo evento abbiamo fatto un mese di prove”.


 Quando avete deciso di fermarvi?

“Noi ci siamo esibiti saltuariamente fino alla metà degli anni ’80. Però, già agli inizi degli anni ’60, Vincenzo lascia temporaneamente la musica per intraprendere l’attività di commerciante ambulante. Al suo posto subentrò un fisarmonicista di Martina Franca. Sarebbe stato un peccato se il complesso si fosse sciolto completamente. Avremmo perso tutto il prestigio conquistato con tanti anni di lavoro. Nel 1964 io mi trasferii a Milano per lavoro e il complesso fu portato avanti da Omobono, Michele e Vincenzo che, nel frattempo, era rientrato”.
La tradizione musicale della famiglia, ancora oggi, viene portata avanti dal figlio di Vincenzo, Claudio Suma e dal nipote, Vincenzo Suma.

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