Il passato è una cosa che una volta persa completamente non si ritrova più. L'uomo con i propri sforzi costruisce parzialmente il suo avvenire, ma non può fabbricarsi un passato. Può solo conservarlo. La perdita del passato equivale alla perdita del soprannaturale (S. Weil) Per condividere i vostri "amarcord" potete inviare i testi e le foto al seguente indirizzo e - mail: amarcordceglie@libero.it
lunedì 3 agosto 2015
giovedì 30 luglio 2015
"Plastica": un libro scritto con l'anima

Rosangela Chirico: Plastica. Storia di Donato Chirico operaio petrolchimico
“Impossibile
pensare a un libro migliore sul dramma legato ai veleni mortali dell’industria
petrolchimica”
<<Soprasotto
il cielo di Brindisi, nella mia terra di provincia ho disegnato col mio cuore
il tempo umano. Ponendomi alla rovescia, ho proiettato contro il cielo immagini
di fango e plastica, scarabocchiando i miei ricordi. Alla rovescia ho osservato
le nuvole sopra le fabbriche. Nuvole cariche di pensieri in grembo al vento,
prima di sciogliere le mie amarezze in una pioggia di sole. Alla rovescia ho
scaraventato il silenzio dentro pozzi di gomma, subendone i colpi di rimbalzo.
Più volte ho afferrato la mia vita, mentre vivevo stretta alla veste di Dio,
per non essere inghiottita dal petrolio, anch’io>>.
Nella martoriata Terra
di Brindisi, dove ogni giorno si continua a morire di cancro, “Plastica” (Kurumuny Editore), il romanzo
– inchiesta di Rosangela Chirico, segna un punto di svolta nell’ambito della
questione riguardante l’inquinamento ambientale, causato dai veleni
dell’industria petrolchimica. Rosangela
Chirico ripercorre la vicenda di suo padre, un operaio petrolchimico della
Montecatini di Brindisi. Dopo una lunga e sofferta malattia, causata dai veleni
dell’industria, Donato si spegne il 28 novembre del 1996, a 57 anni. Attraverso i ricordi l’autrice ricostruisce
minuziosamente tutti i particolari della vicenda. E’ una storia intensa,
un’esperienza di vita piena di pathos.
“Plastica”
è un libro che si legge tutto d’un fiato. È un romanzo che non ti lascia
respirare, poiché, pagina dopo pagina, ti trascina in una storia che finisce
per diventare la tua storia. La
vicenda di Donato Chirico, infatti,
potrebbe essere la storia di tuo padre,
di tuo fratello, del vicino di casa e
del tuo amico.
<<All’interno
di questo racconto SentiMentale, ho tracciato la storia di chi per amore si
avventò alla vita, perdendola crudelmente. Ho scritto ponendomi contromano, nel
verso contrario alla disumanità industriale. Per schivare gli urti provocati
dal progresso distruttivo, contromano ho sciolto i nodi della dissacrazione
umana, usata contro i padri operai. Uomini avvelenati dalle industrie
petrolchimiche. Uomini zuppi di sudore amaro. Uomini perduti, in cerca dei loro
sogni. Ponendomi in senso contrario, non ho perduto la mia umanità>>.
“Plastica”
è un libro coraggioso, un’opera che va <<contromano>> poiché affronta a viso aperto un tema delicato e
spinoso come quello dell’inquinamento ambientale. Rosangela Chirico affronta con determinazione
una problematica che dovrebbe interessare tutti, visto anche la percentuale
altissima di morti per tumore che da anni dilania la nostra sfregiata Terra. Ma,
al centro di “Plastica” non c’è
soltanto la tragedia di un padre operaio
vittima del potere industriale. Il nucleo del libro è più vasto, ed è costruito sul concetto di giustizia, quella
giustizia che spesso viene pagata a caro prezzo. Una giustizia che molte volte
è sorda nei confronti dei più deboli. La Chirico, animata da uno spirito
combattivo e da un carattere deciso, dopo la morte del padre ha intrapreso una
lunga e difficile battaglia per ricercare la verità. E’ stata un’impresa
ardua. Sul suo percorso ha trovato tanti
ostacoli; la prassi burocratica che spesso insabbia i processi e le indagini
giudiziarie, l’indifferenza e lo strapotere del colosso industriale. Ma nonostante
questo Rosangela è andata avanti con determinazione. Con “Plastica” si abbatte quel muro di indifferenza e di silenzio che
spesso si crea intorno all’inquinamento ambientale.
“Plastica” è anche un atto d’amore nei confronti della vita e della
giustizia. Attraverso la storia di Donato Chirico, Rosangela dà un volto, una
voce a quelle decine di operai che in
questi anni sono morti a causa dei veleni dell’industria e che per molto tempo sono
stati relegati nel dimenticatoio della memoria. Il libro ci fa conoscere da
vicino la vita della fabbrica, le sue contraddizioni e i suoi lati oscuri. La
fabbrica non come un luogo di lavoro bensì un ring dove si combatteva la
battaglia tra la vita e la morte.
<<Era il 22 ottobre del 1964, quando mio padre
Donato e mia mamma Maria si sposarono. Avvenne in terre oritane, in una piccola
cappella dedicata a Maria Immacolata, all’interno del santuario dei Santi
Medici Cosma e Damiano… Entrambi, con
grande impegno, riuscirono a mettere da parte i loro risparmi, con il sogno di
acquistare una casa grande e confortevole. Desiderio che si attuò dopo qualche
anno dal loro matrimonio… >>
Il romanzo di Rosangela
Chirico ci presenta anche piccoli frammenti di vita familiare. Sono sfumature
poetiche che ci aiutano a conoscere da vicino i sogni, le gioie, i sacrifici di
una famiglia operaia del Sud Italia. Sono<< frammenti di vita quotidiana>>
che impreziosiscono l’opera poiché avvicinano il lettore ad un mondo che può
essere anche il suo “mondo”. La storia
di Donato Chirico è una vicenda che si apre alla speranza, quella speranza che
si è spenta nel cuore dei tanti padri operai morti a causa dei veleni industriali e
che si riaccende nel cuore dei figli...
lunedì 27 luglio 2015
La magia della banda
martedì 21 luglio 2015
Ceglie Messapica:" i mestieri di una volta" (1°)
lunedì 13 luglio 2015
Madonna della Grotta (2° parte)
(Madonna della Grotta, foto Pino Santoro)
(Madonna della Grotta, foto Pino Santoro)
Questa proposta attribuzione
cronologica con i caratteri gotici dell’epigrafe, ed oltre tutto con i
caratteri stilistici degli affreschi sia della parte superiore della chiesa,
sia di quelli ora scoperti nella grotta. La scollatura della veste del Bambino
dell’affresco che è nella grotta, rettangolare e limitata da un sottile orlo
oscuro è simile a quella dell’angelo della Natività affrescata nella chiesa
superiore di Assisi ed attribuita ad un seguace di Cimabue.
Vi è nello stesso l’aureola
incisa a raggiera e certa durezza, cioè una prevalenza di disegno, nei
contorni, sul colore se non sui volumi.
Il viso dello stesso bambino
tondeggiante con capelli aderenti ed espressione matura, si rifà ai tipi giotteschi,
vedi Madonna d’Ognissanti nella Galleria degli Uffizi. Il nimbo cruciato è
simile a quello che è nella Fuga in Egitto dell’Arena di Padova. La croce del
nimbo, determinata da doppia linea per lato ed ornata negli spazi è quasi
simile a quella del Gesù del <<Noli me tangere>> della stessa Arena
di Padova, dipinti di Giotto.
Architetto quindi e pittore
dovettero essersi bene intesi in un discorso complesso sui progressi dell’arte
nell’Italia centrale. Discorso possibile se si considera che gli Angioini di
Napoli e quelli di Taranto erano impegnati politicamente con Roma e con la
Toscana proprio in quel periodo al quale può andare attribuita questa chiesa.
Perché si elevò questa
chiesa e da chi fu officiata non è facile accertarlo. Oggi essa è inclusa tra i
locali di una masseria, ma nessuno di questi locali sembra sia della sua stessa
epoca e sia stato ambiente di un monastero o convento di religiosi. È nella
tradizione orale che sia stata una chiesa officiata dai Basiliani, ma niente lo
conferma, nemmeno la presenza dell’immagine di Sant’Antonio Abate assai diffusa
anche in ambienti non basiliani della regione.
Un’antica memoria che parla
della vita dei Domenicani in Brindisi, fuori dal centro urbano, accanto alla
chiesa ora detta del Cristo, anch’essa ad una sola navata, in capanne di
frasche e di paglia, fa supporre che anche questa chiesa sia stata officiata,
forse per pochissimo tempo, dai Domenicani. Lo potrebbe confermare l’affresco
di un santo, nella chiesa superiore sulla parete sinistra nella penultima
campata, vestito, per quel che sembra, con abiti domenicani e con cartiglio
aperto ed illeggibile nella sinistra, benedicente però alla greca.
La chiesa fu meta di
pellegrinaggi. Sull’affresco che rappresenta S. Antonio Abate sul pilastro
sinistro al lato dell’abside, vi sono vari graffiti di pellegrini; in uno si
legge: aprele 1473 fuit processio… Si andava in primavera a S. Maria della
Grotta dai vari centri vicini.
Il capitolo della chiesa
matrice di Ceglie nel secolo XVI era patrono della chiesa e delle terre
adiacenti, e varie carte parlano delle rendite devozionali che questa chiesa
offriva annualmente. Nel 1565 l’arcivescovo Bovio la trovò in possesso
dell’arciprete di Ceglie con l’obbligo di alcune decime alla Mensa
Arcivescovile e due messe alla settimana. In seguito divenne quel che oggi è:
ovile nella prima parte e nella grotta, deposito per foraggi nella parte
mediana, stalla nell’ultima parte. È sempre però Santa Maria il suo nome.
(Madonna della Grotta, foto Pino Santoro)
(Madonna della Grotta, foto Pino Santoro)
lunedì 6 luglio 2015
Madonna della Grotta (1° parte)
mercoledì 1 luglio 2015
Don Michele Pastore
"Grazie, Ceglie, Popolo grande e meraviglioso, Popolo di Santi e di Martiri: sulle spalle dei tuoi figli c'è forza e grandezza. Non dimenticare la nobiltà della tua storia e mentre ti abbraccio con l'amore di sempre... Invocherò Dio perché benedica e protegga sempre tutti i tuoi figli".
![]() |
| (don Michele Pastore) |
Ricordiamo don Michele Pastore con un testo tratto dal suo libro "Maike ... l'umana avventura sul ring della vita".
Calciatore
di don Michele Pastore
Maike, buon giocatore, cominciò sul campo di calcio a giocare la sua partita. Con il freddo e col sole cocente era lì, con il pallone tra i piedi.
Gioventù e ragazzi furono presto il suo mondo. Nonnetti, anziani, sofferenti, famiglie, operai, associazioni, artisti...trovarono spazio nella sua vita.
La grande macchina della Chiesa cresceva, di giorno in giorno i consensi si moltiplicavano. Maike sorrideva a tutti, sempre.
Per cantare il suo entusiasmo dette vita a una grande corale di giovani e ragazzi sostenuti dal suo nuovo complesso musicale...
D'estate era il mare di Campomarino il traguardo per nuove avventure: i monti della grande Sila divennero meta stabile per ragazzi e giovani amanti del campeggio e della vita sotto le tende, sotto le stelle e nei boschi: i meravigliosi Boys Scouts.
La cultura apriva le porte a proposte di dialogo, manifestazioni artistiche, mostre d'arte e concorsi per letterati e poeti.
Maike lavorava e dimenticava; lottava per crescere.
Pur sempre entusiasta e con tante conoscenze, restava sempre un "addetto ai lavori", perché il parroco, pur giovane ancora e molto bravo, non sempre amava il "non sentirsi" al vertice delle attenzioni.
E quando qualche ragazza o mamma giovane dialogava un po' troppo con Maike... scattavano subito le censure.
Ma nessuno conosceva bene il passato e la determinazione di Maike.
Don Michele Pastore (26/2/1939 – 2/7/2005) viene ordinato sacerdote l’8maggio del 1968 dal vescovo Alberico Semeraro. Il 7 luglio del 1969 fu nominato vice parroco di San Rocco. Il 7 luglio del 1975 muore don Giovanni De Cataldo, parroco della chiesa di San Rocco, e il vescovo nomina don Michele Pastore vicario economo della parrocchia. Il primo ottobre del 1975, con bolla vescovile , don Michele viene nominato parroco di San Rocco e vi rimarrà fino al 30/09/2001.
La cultura apriva le porte a proposte di dialogo, manifestazioni artistiche, mostre d'arte e concorsi per letterati e poeti.
Maike lavorava e dimenticava; lottava per crescere.
Pur sempre entusiasta e con tante conoscenze, restava sempre un "addetto ai lavori", perché il parroco, pur giovane ancora e molto bravo, non sempre amava il "non sentirsi" al vertice delle attenzioni.
E quando qualche ragazza o mamma giovane dialogava un po' troppo con Maike... scattavano subito le censure.
Ma nessuno conosceva bene il passato e la determinazione di Maike.
Don Michele Pastore (26/2/1939 – 2/7/2005) viene ordinato sacerdote l’8maggio del 1968 dal vescovo Alberico Semeraro. Il 7 luglio del 1969 fu nominato vice parroco di San Rocco. Il 7 luglio del 1975 muore don Giovanni De Cataldo, parroco della chiesa di San Rocco, e il vescovo nomina don Michele Pastore vicario economo della parrocchia. Il primo ottobre del 1975, con bolla vescovile , don Michele viene nominato parroco di San Rocco e vi rimarrà fino al 30/09/2001.
| (il giovane don Michele Pastore, seminarista ginnasiale) (don Michele Pastore, seminarista di teologia) (don Michele Pastore, momenti della sua ordinazione sacerdotale) |
![]() |
| (don Michele Pastore, il giorno della prima messa solenne nella Chiesa Madre di Francavilla Fontana) |
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